PARLARE, ASCOLTARE E RISPETTARE. PER UN’ETICA DEL DIALOGO.

 

Di Alessandro Montagna

1.Rispettare le idee degli altri
Purtroppo talvolta i tentativi di dialogo degenerano e si termina in un preoccupante scontro anziché confronto di idee, con urla, diffamazioni, minacce e prevaricazioni aggressive, soprusi di chi vuole imporre le proprie idee a scapito dell’altra persona o, peggio, voler “cambiare le menti” degli interlocutori a tutti i costi e nei modi più scorretti (come avveniva nei totalitarismi). Occorre, invece, ricordare alcuni possibili esiti pacifici e costruttivi dell’incontro, durante la conversazione, di parole provenienti da persone con idee diverse in vista di un’etica del dialogo corretto, ossia non lesivo e nel pieno del rispetto che non deve per nulla venire a perdersi. Come non ricordare, a tal proposito, il messaggio auspicabile attribuito, come molti sostengono, da Voltaire, il quale avrebbe affermato che pur non avendo l’idea dell’altro, difenderà fino alla fine il diritto dell’altra persona di esprimerla. Il proliferare di tematiche di incontro tra lingue e culture diverse dalle nostre ha avuto come conseguenza la nascita e lo sviluppo di un’indagine filosofica del fenomeno del colloquio dialogico. Infatti, nel corso del Novecento due filosofi, Karl Otto Apel e Jürgen Habermas hanno condotto studi in vista di un’etica del dialogo da fondare “ex novo”.
L’incontro con le parole dell’altro può ricordare il concetto di etica del volto di Emmanuel Lévinas1. Possiamo in quest’ottica erigere un’etica della parola analogamente all’etica dello sguardo del filosofo lituano. Trovarsi dinnanzi un modo di parlare diverso, un’intonazione differente, scelte linguistiche frutto della libertà del mio interlocutore è una garanzia per comprendere la diversità degli altri rispetto a noi. In una tale prospettiva, occorre quindi ritenere e considerare le opinioni dell’altro con rispetto, in quanto egli rappresenta un’individualità differente, unica e irripetibile.

2.Componenti del rapporto dialogico
Nella civiltà della parola, del linguaggio esistono tre componenti: 1) produttiva, 2) riproduttiva (o conservativa) ed infine, 3) l’ascolto.
Dialogando con le altre persone durante la nostra esistenza emergono tutte e tre le dinamiche: talvolta produciamo, talvolta conserviamo e talaltra ascoltiamo.
La prima ci ricorda come quando esponiamo idee nostre, eventi che ci sono accaduti o immaginazioni a cui abbiamo pensato la parola è produttiva, ossia produce, crea nuova conoscenza.
La seconda, invece, è tipica dei processi di insegnamento in cui riproduciamo la cultura spirituale o materiale, sia essa individuale o collettiva. La preservazione della memoria culturale non è soltanto testo scritto, ma è anche riproduzione orale come ci ricorda, ad esempio, il caso dei poemi omerici cantati dagli aedi.
Per quanto riguarda il terzo aspetto, quello relativo all’ascolto e perciò alla ricezione, dobbiamo comprendere come ascoltare l’altra persona che si rivolge a noi significa accettarla nella sua individualità. Lo psicologo Rogers a tal proposito sostiene che un ascolto attivo accettante è molto positivo per se stessi e per gli altri: se da una parte impariamo a conoscere gli altri e apprendiamo da loro alcune cose che non sapevamo (dai loro spunti interessanti), mettendo comunque da parte l’egoismo, dall’altra incentiviamo l’esposizione del nostro interlocutore che sente di essere accettato, rispettato mediante il “feedback”di interesse che gli manifestiamo.
Noi siamo sempre coinvolti in un processo comunicativo come ci ricordano gli psicologi sistemici della scuola di Palo Alto (Watzlawick, Beavin e Don Jackson per citarne alcuni) secondo i quali è impossibile non comunicare2. Quindi anche mediante il silenzio si comunica e che noi non ci possiamo sottrarre a questo evento (ad esempio, in tal caso, comunichiamo di non voler comunicare).

3. Il dialogo ideale con i classici del pensiero
Come ci suggerisce il filosofo tedesco Hans Georg Gadamer, studioso esperto in ambito ermeneutico, il dialogo con i classici o, meglio, con pensatori antichi è sempre possibile3. Essi sono morti, ma nella nostra mente essi vivono attraverso il loro pensiero, perennemente e scambiano con noi impressioni e spunti interessanti per la nostra esistenza. La forza delle idee è più resistente ancora della potenza degli eserciti, come ci rammenta Victor Hugo. E’ suo l’aforisma: “si può resistere alla forza degli eserciti, ma non alla forza delle idee”4. Di loro, noi possediamo gli scritti che ci hanno lasciato e con i quali possiamo idealmente instaurare un dialogo, un incontro di pensieri ed idee. Essi, quindi, dialogano con noi attraverso i testi che hanno prodotto, con annesse argomentazioni, contro-argomentazioni e obiezioni tipiche della dialettica. Il loro richiamo è sempre vivo e come ci insegnano i messaggi di grandi filosofi del passato come Platone e Aristotele, il loro pensiero risulta sempre vivo e attuale. Inoltre nella filosofia nulla si distrugge, ma tutto si mantiene e le vecchie teorie non vengono sorpassate dalle nuove, come invece avviene nelle scienze. Lo scrittore Giuseppe Pontiggia sostiene che è sempre possibile instaurare un rapporto dialogico con le opere del passato, composte da autori idonei ad essere letti e considerati come contemporanei sia nel presente sia in futuro5.

4. Conclusione
Per concludere, dal momento che il linguaggio è una tra le facoltà più importanti per l’uomo, grazie al quale questi si è evoluto, allora un’etica della parola potrebbe, in una tale ottica, risultare efficace per vivere l’alterità in modo meno conflittuale e ritrovare nell’incontro tra persone e idee diverse risorse anche per ciascuno di noi.
La parola greca“Lógos”(da cui “dia”= “attraverso”, “per mezzo” + “lógos”) significa sia linguaggio che pensiero: perciò queste due attività vengono a intrecciarsi in modo molto stretto e interdipendente, acquistando così valore reciprocamente.

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1 E. Lévinas, Totalità e infinito. Saggio sull’esteriorità, Jaca Book, Milano 1990.

2 P. Watzlawick, J. H. Beavin, D. Jackson, Pragmatica della comunicazione umana, Astrolabio, Roma 1971, pp. 40-41.

3 AA. VV., Intervista a Gadamer in Espresso, 24/9/1996 in cui Gadamer parla di “dialogo del presente con il passato” e, poco dopo, di “dialogo don i classici”.
 
4 V. Hugo in V. Carrescia, Summa philosophica, Tne, Torino 2007, p. 19.

5 G. Pontiggia, I contemporanei del futuro, Mondadori, Milano 1998. Cfr. G. Pontiggia, I classici in prima persona, Mondadori, Milano 2006.

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