Podcast della dott.ssa Nicoletta Poli a proposito di AiCoFi (Associazione Italiana Consulenza Filosofica) e sul testo di LE PRATICHE FILOSOFICHE IN PRATICA. 11 anni di percorsi e sfide per diventate Filosofi Pratici su Spotify.
Podcast della dott.ssa Nicoletta Poli a proposito di AiCoFi (Associazione Italiana Consulenza Filosofica) e sul testo di LE PRATICHE FILOSOFICHE IN PRATICA. 11 anni di percorsi e sfide per diventate Filosofi Pratici su Spotify.
Sul blog di BookSprint Edizioni l’intervista del direttore Vito Pacelli a Nicoletta Poli
Parliamo un po’ di Lei, dove è nata e cresciuta?
Sono genovese di nascita e vivo a Bologna che è la mia città d’adozione. A Bologna mi sono laureata in filosofia, sono cresciuta spiritualmente e ho realizzato molti sogni, compreso quello di scrivere e fondare una scuola di filosofia pratica. Ma Genova è sempre nel mio cuore col suo mare e con l’essenzialità tipica dei liguri. Ma ciò si evince dai miei romanzi, molti dei quali, peraltro, sono pubblicati con la vostra casa editrice.
Che libro consiglierebbe di leggere ad un adolescente?
Consiglierei di leggere e basta. Di leggere di tutto con costante spirito di ricerca. La cultura è vita,
Cosa pensa della progressiva perdita del libro cartaceo a favore dell’eBook?
Propendo per il cartaceo, perché a me piace avere un rapporto fisico col libro. Non immateriale. Col suo peso, con la sua accoglienza tra le pagine. L’eBook è utile, è facilmente fruibile, ma non può sostituire un bel libro appena stampato, o, di contro, un libro antico che ha sapore di tanti pensieri ed emozioni vissuti, di tante mani che lo hanno raccolto e letto. Possono convivere entrambi, cartaceo ed eBook, ma non può esservi un aut aut.
La scrittura è un colpo di fulmine o un amore ponderato?
È un amore ponderato. Come ogni amore duraturo vuole impegno, passione, senso di responsabilità, sincerità e, talvolta, totale abnegazione. Ma ti porta lontano. Più lontano di quanto si possa immaginare. Verso altri pianeti, verso le stelle.
Cosa l’ha spinta a scrivere questo libro?
Il volume rappresenta uno strumento efficace e indispensabile sia per coloro che desiderano esercitare la professione di filosofo pratico nella società attuale sia per chi desidera ampliare le proprie competenze, acquisendo nuovi e innovativi strumenti. Frutto di una strutturata e qualificata sperimentazione quindicinale realizzata all’interno del Centro di formazione “Parresia”, vuole condividere con filosofi, formatori, educatori, consulenti a vario titolo, studenti universitari, ma anche con soli cultori e lettori della materia, metodologie e contenuti atti a gestire al meglio “la relazione”, i diffusi casi di malessere esistenziale, nonché le dinamiche individuali e gruppali in aula. In particolare, l’opera propone un approccio pragmatico, offrendo una visione della filosofia che va oltre il pensiero teorico per diventare un esercizio pratico e quotidiano. Le pratiche filosofiche descritte (Consulenza filosofica individuale, Dilemma Training, Dialogo Socraticamente Ispirato, Comunità di Ricerca Filosofica per adulti e ragazzi, Pratica della Scelta, Cafè Philo, Disputatio, Esercizi spirituali dei filosofi antichi, Biografia Esistenziale, etc.), e dettagliate con relativi strumenti e procedure, si integrano e completano con altre metodologie e tecniche sulla gestione del conflitto (inter ed intrapersonale) e sulla buona comunicazione, nell’ottica di uno stile di vita filosofico, con un inevitabile impatto positivo sulla sfera individuale e collettiva.. Grazie poi alla decennale collaborazione “sul campo” con alcune università italiane, il volume fornisce ulteriori ed utili indicazioni e orientamenti sulla presa in carico della “persona” in disagio psichico, in un concorso professionale sinergico e condiviso tra filosofi, psichiatri e psicologi, a beneficio della stessa.
Quale messaggio vuole inviare al lettore?
Che le pratiche filosofiche possono essere di aiuto in molti ambiti del mondo del lavoro, ma anche in molte situazioni di malessere esistenziale.
La scrittura era un sogno nel cassetto già da piccola o ne ha preso coscienza pian piano nel corso della sua vita?
Fin da piccola desideravo scrivere e il mio primo testo teatrale l’ho scritto a 9 anni. A 20 anni ho pubblicato il mio primo libro di poesia. Era nel mio DNA.
C’è un episodio legato alla nascita o alla scrittura del libro che ricorda con piacere?
Beh, certamente è stato scatenante il vissuto all’interno della mia scuola di filosofia prima citata. Ho deciso di scrivere questo libro quando un’allieva, dopo una pratica filosofica di gruppo, ha deciso di diventare felice. Era single e piuttosto infelice anche professionalmente. Nel giro di poco tempo, si è sposata, ha avuto un bel bambino ed esercita la professione di consulente filosofico con successo. La filosofia pratica può condurre ad una vita soddisfacente e felice.
Ha mai pensato, durante la stesura del libro, di non portarlo a termine?
Molte volte. È un testo molto impegnativo. Un testo che, peraltro, si è dovuto ben integrare con i contributi degli altri autori che ringrazio: Fernando Bellelli, Stefano Francoli, Luigi Grassi, Elena Tanzarella, Daniela Zanotti.
Il suo autore del passato preferito?
Sono tanti i miei autori preferiti. Sopra tutti, però, c’è un filosofo e letterato che è William James, fratello del famoso Henry James. Su di lui ho scritto un saggio in quanto precursore della filosofia pratica e ideatore di una meravigliosa quanto impegnativa teoria filosofica per salvare il mondo: il meliorismo. Ricordiamo che per migliorare il mondo dobbiamo anzitutto migliorare noi stessi.
Cosa ne pensa della nuova frontiera rappresentata dall’audiolibro?
Può essere molto interessante e fruttuosa per certe categorie. Ma non può sostituire la carta stampata. Oggi ci si affida molto ai social, ai video, agli audio. Ma se non si legge, non si impara a fermarsi a riflettere e scrivere.
«La filosofia alle radici delle grandi domande e dei malesseri dell’uomo»
L’intervista Nicoletta Poli, filosofa, scrittrice e presidente dell’Associazione Italiana Consulenza Filosofica
Lo scorso agosto, a Roma, si è tenuto il 25esimo Congresso Mondiale di Filosofia (l’ultimo si era tenuto a Pechino nel 2018) e, per la prima volta, è stata prevista una sessione specifica sulla consulenza filosofica dal titolo: “Philosophical Counseling and Practices”. In un’aula gremita di studenti, professori e semplici uditori all’Università La Sapienza di Roma, è intervenuta anche Nicoletta Poli, filosofa, scrittrice e presidente dell’Associazione Italiana Consulenza Filosofica (AiCoFi), nonché direttore del Centro di Formazione “Parresia” per Filosofi pratici di Bologna e Roma.
Vorrei iniziare chiedendole quale sia la sua esperienza di consulente filosofica.
«Ho sempre pensato che, fin dai tempi antichi, la filosofia fosse fonte di cura. Da Socrate, passando per Epicuro col suo quadrifarmaco, la filosofia è sempre andata alle radici delle grandi domande e malesseri dell’uomo. Io stessa, come ho spiegato in un bellissimo seminario di psiconcologia organizzato dal prof. Grassi e dal suo Dipartimento di Psichiatria dell’Università di Ferrara, nel settembre 2023, in uno dei momenti più bui della mia vita, sono ricorsa alla filosofia per comprendere che è importante non quanto tempo viviamo, ma come viviamo. Darci un senso, dunque. Dunque, se vogliamo parlare di terapia filosofica, essa è un imperativo per spingere la persona a prendersi cura di sé, dando un senso alla propria vita. Ma gli strumenti che vanno utilizzati devono essere solo specificatamente filosofici. Sicché, ho anzitutto frequentato una scuola a Genova 15-16 anni fa quando la consulenza filosofica era ancora agli albori, almeno in Italia, e poi ho scritto un libro “Vite contro-vento. La consulenza filosofica individuale.”, proprio per distinguere i nostri strumenti euristici nella cura della persona da quelli che utilizzano gli psicologi ed altri terapeuti. E quali strumenti avrei potuto indicare se non quelli inerenti alla retorica, in particolare quella epidittica? Per Isocrate, per esempio, la filosofia e la retorica, in particolare, serve a far crescere e a far maturare gli individui, diventando buoni cittadini, votati alla cura, oltre che di sé, della società. Così per Socrate, per cui la filosofia ha la massima finalità del risveglio etico morale della polis. Dunque, questa terapia filosofica ha un fine nobile, che è quello di sviluppare una maggiore conoscenza di sé nella persona, ma anche una più nitida consapevolezza delle proprie virtù e qualità esistenziali per metterle al servizio della comunità».
Oggi sono tante le proposte di aiuto, ma qual è la sua posizione nel contesto delle pratiche filosofiche?
«Noi ci troviamo oggi in un mondo in cui le relazioni di aiuto proposte sono tante e spesso anche confuse e poco professionali. Esiste un vasto mondo del counselling, in cui lo scopo è quello esclusivamente di un benessere individuale, spesso molto ego centrato. Non solo. L’approccio, anche nel counselling filosofico è di tipo psicologico. Tale differenziazione, in Italia, ha delle precise origini storiche. Come AiCoFi e scuola “Parresia” di Bologna e Roma, abbiamo una chiara impostazione sulle finalità e metodologie da utilizzarsi nelle pratiche filosofiche, che ho espresso sinteticamente prima. Credo che oggi la filosofia abbia un preciso compito, che è quello di ristabilire un vero dialogo, un vero confronto in una situazione mondiale globalizzata, ove il logos, come pensiero e parola secondo ragione, è svilito e deriso e dove trionfa la doxa (dal greco, che significa opinione, credenza). E che deve ristabilire una discussione sui valori, nel senso di un Nuovo Rinascimento in cui la cultura abbia la specifica funzione di far rifiorire l’uomo in tutti i suoi approcci metafisici, non badando troppo all’avere, ma all’essere, trovando il senso del proprio esserci nel mondo. Secondo il grande psicologo e filosofo del ventesimo secolo William James, la filosofia è “uno sforzo insolitamente pervicace per pensare chiaramente” e parla di meliorism, una dottrina etica che è una grande scommessa per fare dell’uomo un progetto virtuoso, perseguendo il pensiero chiaro. Oggi c’è confusione, tanta informazione e poco logos, appunto».
Oggi si sente sempre più parlare, e fortunatamente con sempre più cognizione di causa, di problemi legati alla salute mentale. In che cosa l’uso delle pratiche filosofiche (o della filosofia in senso più generale) può essere di aiuto?
«In 15 anni di attività formativa e professionale ho operato nell’ambito del disagio a diversi livelli, trattando anche patologie quali borderline e bipolarismo, in alcuni casi in collaborazione con psicologici e psichiatri (parte farmacologica). Ovviamente noi trattiamo persone che possono “stare in dialogo” e non trattiamo patologie psicotiche gravi. Ma in questi anni, dicevo, abbiamo lavorato molto con psicologi e psichiatri, collaborando insieme, per cui il clima è cambiato. Questi ultimi anni hanno visto una sorprendente esplosione del lavoro interdisciplinare tra filosofia e psichiatria. La filosofia, con la psichiatria, sta già facendo tanto in alcune importanti aree: la pratica centrata sul paziente, la ricerca e la formazione. Questo è valido se parliamo di una pratica centrata sulla persona e sui valori, nell’ambito di una medicina che è maggiorente umanizzata e di una psichiatria che sempre più si integra con la filosofia e sempre più si appella alla fenomenologia e all’ermeneutica. Lo specifico output del “pensiero chiaro” in filosofia è quello di fornire alla psichiatria un quadro più completo del pieno significato dei complessi concetti attraverso i quali diamo un senso al mondo. La fenomenologia, l’esistenzialismo sono particolarmente utili, come già riconosceva Jaspers, per fornire una serie di strumenti pratici per lavorare con i significati personali, oltre che con le scoperte scientifiche, in psicopatologia. In molte parti del mondo i servizi per la salute mentale sono gestiti da gruppi multidisciplinari: tale approccio garantisce che una serie di competenze diverse (medica, psicologica, filosofica, sociale, ecc.) si possano integrare armoniosamente per andare incontro ai bisogni del singolo paziente. Anche nell’ambito formativo, la filosofia è in grado di dare un ampio contributo alla psichiatria, attraverso lo sviluppo delle generiche capacità di riflessione, del già citato” pensiero chiaro”, essenziali in tutte le aree della pratica».
C’è un passaggio, nel suo intervento al Congresso Mondiale di Filosofia, in cui parla della necessità di un Nuovo Umanesimo. Di cosa si tratta e come lo intende? Mi sembra interessante cogliere il valore della consulenza filosofica non solo come relazione di cura – fra il filosofo e il suo ospite -, ma altresì come cura per il vivere civile…
«Proprio così. Un riferimento fondante per il filosofo pratico è il modello dialogico umanistico trasformativo, unica via per un Nuovo Umanesimo. Spesso la cultura occidentale ha un’abitudine: quella di ignorare i confini della propria legittimità, che è fondata sull’idea di un Io che vuole dominare, e lo fa privando la persona dei propri spazi legittimi. Una forma mentis, eredità della logica aristotelica, la quale con i suoi tre principi (identità, non contraddizione e terzo escluso), impone un modo di pensare esclusivo: “o l’uno o l’altro”. Trattasi di un pensiero binario per cui l’inclusione non è considerata un valore. Ma senza inclusione non v’è umanità. Di certo bisogna cambiare paradigma a partire da alcune riflessioni di tipo socio-politico-economico. Non esiste un Nuovo Umanesimo se non v’è una vera democrazia, figlia della polis greca, come forma di governo che si basa sulla sovranità popolare, la partecipazione in piena uguaglianza all’esercizio del potere pubblico e l’isegoria (eguale diritto di parola). Una società dove la dignità delle persone e il bene comune vengono rispettati. Non v’è un Nuovo Umanesimo se non si torna a stabilire la differenza fra cittadino e suddito. Non esiste un Nuovo Umanesimo se non v’è un’economia differente, concepita non più secondo il paradigma della produzione e del consumo in vista dell’accumulazione di capitale, bensì orientata alla cura del bene comune. Un’economia che non faccia vittime, che non umili le persone, che non venga considerata una scienza perfetta, ma come un ambito che deve interagire con la cultura. I modelli capitalistici successivi agli anni ‘80, sono tutti insostenibili. Insomma, dialogo autentico, libertà, acculturamento, compassione, etica e altruismo sono le strade da percorrere non solo per l’evoluzione del pieno potenziale umano, ma anche per la sopravvivenza stessa dell’umanità. Non esiste un Nuovo Umanesimo senza tornare all’uomo, ad un uomo virtuoso, responsabile, tenace nel proprio essere uomo, come sosteneva Marco Aurelio».
A cura di Luca Servidati

Intervista alla dott.ssa Nicoletta Poli, Presidente dell’Associazione Italiana Consulenza Filosofica, sulla Filosofia Pratica e la Formazione AiCoFi. Su RADIO ITALIA CINQUE – Domenica 22 agosto 2021 alle 18.57. E’ disponibile sul nostro canale YouTube, Scuola di Consulenza Filosofica AiCoFi
Dieci anni in Parresia. Percorsi e sfide per diventare filosofi pratici.
Questo il tema trattato nel Caffè Filosofico condotto dal dott. Federico Virgilio dialogando con la dott.ssa Nicoletta Poli delle pratiche filosofiche e della loro utilità per la società attuale.
Cliccare per accedere al video dell’intervista alla dott.ssa Nicoletta Poli


Il consulente filosofico. Intervista condotta da Carlo Mazzucchelli (fondatore di www.solotablet.it e scrittore) e Maria Giovanna Farina (filosofa, Consulente filosofico e scrittrice) con Nicoletta Poli, Presidente presso AICOFI (associazione di Filosofi Consulenti che diffonde le Pratiche Filosofiche in Italia e accredita la Scuola Parresia di BOLOGNA per la professione di filosofo pratico).
A pagina 10 della rivista “IL MONDO CHE C’E‘” – Dicembre 2019/Febbraio 2020 possiamo leggere l’intervista a Nicoletta Poli sulla Consulenza Filosofica.

Sulla rivista “Donna Moderna” uscita in tutte le edicole italiane il 25 aprile 2018, è stato pubblicato un articolo, frutto in buona parte, dell’ intervista fatta alla dott.ssa Nicoletta Poli dalla giornalista Monica Serra.
