Articolo pubblicato

su www.affaritaliani.it,  15 Gennaio 2017
Parla Nicoletta Poli, Presidente Dell’Associazione Italiana Consulenza Filosofica

a cura di Alessandra Peluso

 

“Qualcuno disse che la vita era l’unica e la massima opera d’arte. Una voce conciliante ricordò che il mezzo migliore contro l’esagerata opinione di sé era una salubre attività artigiana. E dopo quel tentativo di compromesso, qualcuno approfittò del silenzio causato dalla stanchezza o dal disgusto reciproco per chiedere di nuovo placidamente se credevano sul serio di poter concludere qualcosa e che fosse stabilito il contatto tra l’uomo e lo spazio. Alla fine, però, tutti si misero d’accordo e arrivarono ad una conclusione: il tempo attuale è tempo di attesa, impaziente, indisciplinato, infelice; il Messia che si invoca e si aspetta non è ancora in vista”. Così scriveva Robert Musil, ne “L’uomo senza qualità”.

Quale tempo è oggi, Nicoletta Poli, Presidente Dell’Associazione Italiana Consulenza Filosofica (AICOFI), direttrice della Scuola Parresia di Bologna per Filosofici Pratici e consulente filosofica, come sarà possibile conciliare gli spazi, quelli intesi da Hannah Arendt come uguaglianza e distinzione ossia “lingua, religione, storia, usanze, leggi”?
Grazie per aver citato il prodromo al mio libro “ Vite contro vento. La consulenza individuale” da cui prendo spunto per iniziare a parlare del ruolo del filosofo oggi. E’ il tempo, questo, per rivedere un modello obsoleto di filosofo estraniato dalla società, in preda ad un’astratta contemplazione del mondo. Al contrario, oggi più che mai, deve essere attento a ricercare, dietro ogni scenario, cause e processi, nel rispetto della vita, della storia e nel rifiuto delle deformazioni operate dalle convenzioni, dai luoghi comuni, da schemi preconfezionati. Lo stesso studio della filosofia non può essere circoscritto allo studio di contenuti sapienziali, bensì deve stimolare un atteggiamento mentale attento a scorgere sempre un’anomalia, un’alterità, un’intrusione del caso che, inevitabilmente, porta verso l’”aria aperta”, verso il mondo fatto di miriadi di azioni linguistiche, religiose, storiche, etiche. Evitando così di prendere per definitivo ciò che è uguale a se stesso nel tempo, e aprendosi, invece, a spazi che riconsegnino la dovuta fluidità alla realtà. La stessa Arendt valorizzava il concetto di pluralismo grazie al quale la vita evolve e si sviluppa: solo l’inclusione dell’altro da noi, del diverso da noi, ci fa crescere. La filosofia deve essere al servizio della vita che pulsa, che si incunea per diversi, articolati, inediti sentieri.

Dunque il filosofo potrà essere considerato il nuovo Messia? O un artigiano del sapere?

Più che l’altro il catalizzatore di un Nuovo Umanesimo. Lo psico-filosofo W. James lamentava il fatto che un’attività filosofica come professione non è naturale per la maggior parte degli uomini. Questa sorta d’innaturalità e non necessità della filosofia – vociferata, purtoppo da più parti – porta dritti ad un interrogativo: è preferibile un sano rapporto con gli uomini ad un solitario rapporto con la mente? Ma la filosofia che James reputava innaturale era quella accademica, quella dei massimi sistemi astratti che mal si accompagnano al respiro della vita. Noi filosofi pratici non vogliamo buttare al macero i massimi sistemi. No! E’ che questo tempo attuale è un tempo infelice, un tempo di disperazione, un tempo in cui sussiste un’insostenibile povertà nel mondo, una mancanza totale di etica, tanti giovani senza futuro, un sistema economico basato sul debito e su stati cinicamente esattori. E allora, ci si rinchiude spesso come in una bolla di vetro dalla quale si vede la gente andare e venire senza senso ed in cui ci si sente senza significato, senza dignità. Capita di lanciare i pugni contro il vetro, ma nessuno ci ascolta. E allora si attende il miracolo, il Messia. Ma questo Messia chi è? Il filosofo? O siamo forse noi? Il filosofo è semplicemente un individuo che ha dei saperi e che può, tramite questi, stimolare una crescita spirituale e morale nella società. Può avviare un processo – come pensavano tanti filosofi da Aristotele, Giordano Bruno, Platone, Pietro Ubaldi, ecc. – che conduca ad una comunità sociale dove la virtù ed il coraggio siano elementi indispensabili per renderla migliore. Urge, nella società attuale, recuperare il proprio esserci nel mondo come esseri significanti, capaci di cambiarlo, questo mondo. Tutti insieme, perché il pensiero è un patrimonio comune, corale. La consulenza filosofica, la filosofia pratica, ossia il dialogare filosoficamente, ci spinge a verificare l’origine del nostro campo d’azione, trasformandoci, correggendoci, per edificare la nostra saggezza, che è la nostra salvezza. Salvarsi significa concederci di esistere con autenticità, senza finzioni e cinismi. Come dice W. James: «La più grande scoperta della mia generazione è che gli esseri umani possono cambiare la propria vita, modificando i propri atteggiamenti». Saper filosofare significa saper meglio argomentare e saper meglio argomentare significa saper meglio dialogare e comunicare.

In che stato si trova nell’odierno, la consulenza filosofica e le sue pratiche in Italia.

Ad un punto in cui si è speculato molto, si è fatta una buona e variegata sperimentazione che va diffusa e condivisa. In Italia oggi la pratica filosofica per individui, gruppi ed organizzazioni si sta diffondendo e sempre più si sta confrontando con la scienza psicologica e psichiatrica, nonché sociologica. Molti filosofi sono entrati in varie aziende (dal privato, al pubblico, al comparto socio-sanitario), dando così il loro contributo ad una formazione assolutamente innovativa. Per esempio AICOFI, in collaborazione con IRS, ha approntato un vero e proprio catalogo differenziato – per finalità ed modalità – di servizi filosofici per le grandi aziende italiane. E poi il dibattito verte anche (e a questo tema sarà dedicata un’intera giornata del seminario) sugli ambiti propri delle discipline filosofiche, psicologiche, psichiatriche; sempre più si sta chiarendo che il campo d’indagine dello psicologo non è quello del filosofo: il primo indaga la psiche, mentre il secondo il sistema etico-morale del soggetto e la sua filosofia di vita. Credo sia giunto il momento di confrontarci e chiederci anche a cosa sono serviti i nostri sforzi. Fare un bilancio che ci renderà ancora più consapevoli del perché esercitiamo le pratiche filosofiche e cosa vogliamo farne in futuro. Personalmente vivo questo lavoro come una professione che necessita di vocazione: un modo di vivere avendo a cuore gli altri, cercando sempre di mettere in condizione la persona di guadagnare sufficiente autonomia per stare meglio con se stessa e col mondo circostante. La pratica filosofica – che ha strumenti euristici assolutamente unici rispetto a quelli utilizzati da psicologi, psichiatri, psicoterapeuti – non punta propriamente a risolvere i problemi della gente, riconducendoli nell’alveo del comune sentire, quanto piuttosto a dischiudere nuove prospettive di saggezza, più ricche e più profonde. E poi si è fatta molta formazione che va meglio certificata e diversificata.

Scrivi nel libro “Vite contro vento” la filosofia è “un’armonia di verbi”, in cui un compito principale è quello di rendere consapevole il consultante che la vita ha un eccezionale valore, e che, dunque, le proprie risorse vanno mostrate e incoraggiate. Sono numerose le possibilità per farlo ovviamente; tuttavia, hai deciso, con la collaborazione di moltissime Associazioni Filosofiche italiane operanti in questo ambito, di alcune Università, di consulenti filosofici, di studiosi di fama internazionale in pratiche filosofiche, di mettere in campo “LA PRIMA EDIZIONE DEL SEMINARIO SULLE PRATICHE FILOSOFICHE INDIVIDUALI, DI GRUPPO E NELLE ORGANIZZAZIONI IN ITALIA, a Bologna, il 24, 25, 26 febbraio 2017”. Qual è il fine? Cosa speri di ottenere?

Proprio quell’armonia di verbi che citi, un’armonia che non si può ottenere senza il confronto con l’alterità. Ho sempre visto la pratica filosofica al servizio della mente e del disagio umano per comprenderne i profondi bisogni in relazione alla propria filosofia di vita, al proprio sistema di valori, al proprio linguaggio. Ciò lavorando in rete con la psicologia, la psichiatria, le scienze umanistiche, facendo di questa collaborazione un veicolo strategico per migliorare comunicazione e linguaggio a vantaggio delle relazioni umane. In questo contesto, l’approccio riflessivo-razionale proprio del sapere filosofico è di grande efficacia per educare al pensiero e ricercare obiettivi condivisi in un’ottica collaborativa tra le risorse umane. L’obiettivo prioritario e strategico è quello di avviare una comunità di ricerca stabile nel tempo, caratterizzata da un’equipe di filosofi che operano in tale ambito, aperta alla collaborazione con altri professionisti, favorendo il dialogo e la
comunicazione. La 1^ edizione del seminario vuole avviare anche un processo di riconoscimento della professione di filosofo pratico che ci conduca ad essere sempre più conosciuti e valorizzati in Italia e all’estero. Il carattere innovativo di questo seminario, sta, da una parte, nel porsi come catalizzatore di un confronto aperto e costruttivo nell’ambito delle pratiche filosofiche e, dall’altra, nell’essere foriero di nuove potenziali prospettive professionali. Chi parteciperà, inoltre, avrà anche un attestato di alta formazione nell’ambito delle pratiche filosofiche.

L’entusiasmo, la voglia di “collaborazione”, di “cooperazione”, di amore per la filosofia, saranno sufficienti per raggiungere dei risultati?

Lo spero tanto. Mi ricordo che quando iniziai ad esercitare questa professione, sembrava davvero di vagare nel deserto. Molti mi prendevano in giro, non ci credevano. Poi, mi diedero della folle quando fondai AICOFi e la scuola Parresia di Bologna. Per la realizzazione di questo seminario, a cui sto lavorando da sei anni, ho fronteggiato tanti ostacoli e persone che hanno cercato di dissuadermi in tutte le maniere. Ma io la penso come Walt Disney: «Tutti i sogni possono diventare realtà, se solo abbiamo il coraggio di inseguirli».
Un augurio sentito, meritato sia per il lavoro e per l’impegno costante che Nicoletta, con AICOFI, ripongono quotidianamente oramai da anni, sia perché la Filosofia, qualsiasi aggettivazione le si possa aggiungere, è di per sé vantaggiosa per ogni singolo individuo, stimola il pensiero critico, aiuta a generare ascolto, comprensione, fiducia, inducendo l’essere umano a far parte di una solida umanità fondata sul pensiero e sull’azione, consapevoli e responsabili.